La Basilicata è una terra che parla piano, ma quando la ascolti non la dimentichi più. I prodotti tipici lucani sono questo: identità pura. Salumi contadini e formaggi d’altura, legumi antichi, peperoni appesi in nzerte a essiccare nelle legnaie, oli scuri e vini vulcanici.
Sono cresciuto tra profumi così — origini lucane, nel Vallo di Diano, terra di confine — dove il peperone di Senise IGP, i caciocavalli e i pecorini stagionano accanto alla legna. Prodotti che ho annusato, cucinato, raccontato, e che oggi riconosco come il cuore di una cultura gastronomica autentica.
Questo è il punto di partenza del viaggio: un patrimonio che dialoga con le altre regioni d’Italia raccontate in prodotti tipici italiani, ma che trova nella sua anima più profonda — l’enogastronomia lucana — il sapore concreto della memoria, del fuoco e della terra.
La carne in Basilicata è materia prima e rito: braci, arrosti lenti, frattaglie saporite. L’Agnello delle Dolomiti Lucane (PAT) racconta i pascoli, la Carne Podolica Lucana (PAT) è struttura e intensità; poi ci sono i salumi “veri” da masseria, come il Capocollo lucano (PAT), la ‘Ncandarata (PAT) e il Salame Pezzente (PAT e Presidio Slow Food), nati per non sprecare nulla e tirare fuori il massimo dal poco. In tavola ritrovi sapori rustici e puliti, quelli che fanno compagnia al pane e al vino senza chiedere permesso.
Questa è terra di legumi eccellenti: il Fagiolo di Sarconi IGP (con oltre venti ecotipi, ognuno con la sua personalità), i Fagioli Bianchi di Rotonda DOP, i Fagioli di Muro Lucano (PAT), di San Gaudioso (PAT), gli Zeminelle (PAT). Sono la base di zuppe, paste povere e piatti della domenica. Dal lato ortaggi, la firma è il Peperone di Senise IGP: essiccato in nzerte, “crusco” quando diventa chips croccante, polvere quando si fa spezia minerale. Poi Pomodoro secco di Tolve, Ciettàicale (PAT), Rafano lucano (PAT) — una grattugiata e il piatto cambia volto.
Tra gli scaffali del gusto lucano, i formaggi occupano un piano d’onore. Il Caciocavallo Podolico della Basilicata (PAT, Presidio Slow Food) è intenso, lungo, perfetto anche “impiccato” al fuoco; il Caciocavallo Silano DOP è più ampio e quotidiano; poi Casieddu (PAT), Padraccio del Pollino (PAT) e il Pecorino di Filiano DOP, sapido e profumato di erbe. In cucina sono ponte tra tradizione e idea: dal tagliere alla mantecatura, dal ripieno fino alla gratinatura leggera.
Qui basta un nome: Olio extravergine d’oliva Vulture. Olive su suolo vulcanico, amaro-piccante elegante, profumi verdi. È l’olio che non copre ma costruisce, quello giusto per un filo a crudo su legumi di Sarconi, sulle bruschette con peperone crusco, su un pecorino di Filiano appena aperto.
Il forno lucano racconta il tempo. Il Pane di Matera IGP è alveolatura e crosta, misura di un’identità. Accanto, la Strazzata (PAT), focaccia speziata che chiede un bicchiere di vino; il Pane di “germana” della tradizione contadina; poi i dolci e i pezzi unici della cultura locale come U’ Pastizz Rtunnar di Rotondella (PAT) e U’ Zuzumagliu (PAT). Sono “cibi-racconto” che parlano di feste, viaggi, ritorni a casa.
Il capitolo vino è carattere. Aglianico del Vulture DOC e Aglianico del Vulture Superiore DOCG portano in dote profondità, spezia e stoffa da lungo invecchiamento. A completare il quadro, Basilicata IGT e Terre dell’Alta Val d’Agri DOC: denominazioni che uniscono altitudine, escursioni termiche e mano dell’uomo. Con salumi e formaggi, è un dialogo senza filtri.
Qui su Ricette Gourmet trovi ricette che nascono da questi ingredienti: paste con fagioli di Sarconi, zuppe contadine, secondi di agnello e piatti in cui il peperone crusco fa la differenza (anche con il cacioricotta, quando cerco un contrasto tra sapidità e croccantezza). Se vuoi passare dalla teoria alla pratica, entra nei piatti tipici lucani e costruisci il tuo menù.