Ci sono sapori che bastano per raccontare una terra.
Quello del Salame Felino IGP è uno di questi: dolce, avvolgente, con quella nota di vino e pepe che riporta subito alle cantine di collina, dove il tempo non ha fretta e l’aria sa di pane e carne stagionata.
Nato tra i rilievi morbidi che circondano Parma, è il salume che rappresenta meglio l’anima dell’Emilia: sincera, accogliente e capace di trasformare la semplicità in eccellenza.
Il Salame Felino non si urla, si sussurra. È eleganza naturale, come un vino buono o una fetta tagliata sottile che si scioglie al palato.
Le origini di un capolavoro
Il nome Felino viene dal borgo in provincia di Parma dove questo salume ha trovato la sua patria naturale.
Qui, tra colline ventilate e microclima perfetto, da secoli i norcini lavorano carni suine selezionate (spalla e pancetta) con un tocco di sale, pepe e aglio stemperato nel vino bianco.
Nulla di più, nulla di meno.
Poi l’impasto viene insaccato nel budello “gentile” e lasciato stagionare lentamente per settimane, avvolto da quell’umidità dolce che solo la bassa parmense sa regalare.
Nel 2013 ha ottenuto il marchio IGP – Indicazione Geografica Protetta, che tutela il legame con il territorio e garantisce la produzione autentica.
Un riconoscimento dovuto a un saper fare che si tramanda da generazioni e che ha reso il Felino il simbolo della norcineria emiliana nel mondo.
Come si riconosce un vero Salame Felino IGP
Il segreto è nella delicatezza.
Il Salame Felino non punta sulla forza, ma sull’equilibrio.
Al taglio si presenta morbido, con pasta compatta e grana fine, di un bel colore rosso rubino con striature bianche di grasso ben distribuito.
Al naso arrivano note di vino, pepe e carne stagionata; in bocca, la dolcezza del maiale allevato con cereali e il tocco aromatico del pepe nero.
È un salame che profuma di cantina e di colline, di legno stagionato e tovaglie a quadri.
Un morso racconta l’Emilia più autentica: quella delle osterie di campagna, dove una fetta di Felino e un bicchiere di Lambrusco bastano per fare festa.
Il rituale del taglio (e della degustazione)
Per rispettarlo come si deve, non va mai affettato sottile:
la fetta dev’essere spessa quanto un chicco di pepe, tagliata con coltello a lama lunga, mai con l’affettatrice.
Così la pasta resta integra, e gli aromi si sprigionano gradualmente, regalando la vera esperienza del Felino.
Servilo a temperatura ambiente, su un tagliere di legno, con pane rustico o gnocco fritto.
Una bottiglia di Lambrusco di Sorbara DOC o di Gutturnio DOC completa il quadro: il frizzante sgrassa, la dolcezza della carne risponde.
È l’armonia perfetta, quella che solo l’Emilia sa creare.
Il Felino in cucina
Anche se nasce per essere gustato “nudo”, il Felino è un ingrediente straordinario.
Tagliato a cubetti impreziosisce frittate e torte salate, mentre a fettine sottili diventa protagonista di panini gourmet o piatti di antipasti misti.
Provalo con scaglie di Parmigiano Reggiano DOP e un filo di Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP: è un equilibrio tra dolce, acido e sapido che profuma di territorio.
Simbolo dell’Emilia, orgoglio dell’Italia
Il Salame Felino IGP è più di un prodotto tipico: è una bandiera del gusto italiano.
È la voce di Parma che attraversa le fiere internazionali, la carezza che accompagna un bicchiere di vino, il profumo che riporta all’infanzia e alle tavole di famiglia.
Ogni fetta è un atto d’amore verso una tradizione fatta di mani, di tempo e di silenzio.
E come spesso accade in Emilia, dietro ogni prodotto c’è una verità semplice: le cose buone non si inventano, si aspettano.