C’è un filo che lega ogni piatto italiano, da una bruschetta toscana a un pesce grigliato siciliano: l’olio di oliva. È il gesto più semplice e più italiano che ci sia — quel filo a crudo che cambia tutto. Aggiunge profumo, profondità, identità. In cucina non è un ingrediente: è un atto d’amore.
La storia dell’olio in Italia è antichissima. I romani lo chiamavano oleum, e già più di duemila anni fa lo usavano per nutrire, curare, illuminare. Oggi come allora, l’olivo è una presenza viva nei nostri paesaggi: tronchi secolari che raccontano la storia di un Paese intero, dove ogni regione custodisce un carattere diverso. Dal fruttato intenso del Sud alle note più delicate del Nord, l’Italia è un patrimonio di varietà olivicole ineguagliabile: oltre 500 cultivar autoctone, più di qualsiasi altro Paese al mondo.
Ogni olio italiano racconta una terra, una luce, un microclima.
In Puglia, dove gli ulivi disegnano il paesaggio, l’Olio pugliese “Oro di Puglia” e le sue cinque DOP regionali sono un simbolo di identità.
In Calabria, l’Olio Bruzio DOP regala note calde e fruttate, perfetto per piatti di carne o legumi.
Nel Cilento, l’extravergine profuma di erbe e mare, mentre l’Olio del Molise DOP conquista per la sua eleganza discreta.
Il Canino laziale è un concentrato di equilibrio, l’Olio Umbro DOP esprime tutta la sobrietà del centro Italia, il Chianti Classico DOP ha il carattere deciso dei suoi vigneti, e l’olio siciliano gioca con mille varietà — Nocellara, Biancolilla, Tonda Iblea — per un equilibrio tra fruttato, erbe e mandorla fresca.
È un viaggio sensoriale lungo tutta la Penisola: ogni bottiglia racchiude un accento diverso, un profumo, una storia.
Chi cucina lo sa: basta un filo d’olio giusto per ribaltare un piatto.
Un olio verde intenso con un pesce crudo o un tonno scottato esalta la freschezza del mare.
Un olio erbaceo e amaro valorizza le carni bianche o un brasato.
Un olio dolce e armonico diventa la carezza perfetta su una crema di verdure, su una burrata, su un risotto mantecato.
Nella cucina creativa l’olio non è solo rifinitura: entra in spume, emulsioni, glassature, dessert. Un olio siciliano fruttato sul cioccolato fondente o qualche goccia di Chianti DOP su una mousse di fagioli e gamberi possono cambiare la percezione del gusto. È il dettaglio che trasforma una ricetta in esperienza.
Qualche numero che fa capire quanto questo prodotto valga davvero:
L’Italia produce ogni anno tra 250 e 500 mila tonnellate di olio d’oliva, seconda al mondo solo alla Spagna.
Con oltre 500 cultivar registrate, è il Paese con la maggiore biodiversità olivicola al mondo.
L’export nel 2023 ha superato 1 miliardo di euro, con Stati Uniti, Germania e Giappone tra i principali mercati.
Gli italiani ne consumano circa 8–10 litri a testa all’anno, molto più della media europea.
Dietro a questi numeri ci sono milioni di olivi, migliaia di famiglie, frantoi artigianali, cooperazioni e territori che vivono grazie a questa eccellenza.
L’olio extravergine è il filo conduttore che unisce piatti tipici italiani e ricette creative.
Nei piatti di carne come un filetto in CBT o una guancia brasata alla birra, l’olio finale regala lucentezza e rotondità.
Nei piatti di pesce, come un riso al nero di seppia o una tartare di gambero rosso, un olio fresco e amaro bilancia il sapore iodato.
Nelle verdure, esalta la dolcezza naturale e aggiunge complessità aromatica.
E nei dolci — sì, anche lì — può sostituire il burro, portando leggerezza e profumi mediterranei.
L’olio dialoga con ogni ingrediente: dai prodotti tipici italiani (mozzarella di bufala, pane di Altamura, pomodoro San Marzano) alle ricette di cucina creativa, è il collante invisibile di tutta la nostra cultura gastronomica.
Parlare di olio di oliva significa parlare d’Italia.
È la nostra identità liquida, il simbolo della cucina che unisce semplicità e perfezione tecnica. Dalla bruschetta più rustica al piatto gourmet più complesso, basta un filo d’olio a crudo per raccontare una storia di territorio, passione e sapienza.