I ciccioli sbricioloni sono una delle preparazioni più autentiche e “viscerali” della cucina emiliana. Simbolo del maiale inteso come risorsa totale, rappresentano l’anima contadina e generosa dell’Emilia Romagna, dove da sempre “del maiale non si butta via niente”.
Un tempo erano il premio finale della lavorazione del suino: il momento in cui, dopo giorni di fatica e lavoro collettivo, le famiglie si riunivano davanti al paiolo fumante per gustare quella delizia croccante ottenuta dal grasso cotto lentamente.
Oggi i ciccioli sbricioloni continuano a raccontare la storia di una terra che vive di sapori autentici e convivialità, di stufe accese e Lambrusco versato nei bicchieri di vetro spesso.
L’origine dei ciccioli sbricioloni: poveri solo di nome

Nati nelle campagne del Parmense e del Modenese, i ciccioli erano il risultato dell’arte norcina casalinga. Dopo aver fuso lentamente i pezzi di lardo e cotenna del maiale, il grasso colava via, lasciando piccole scaglie dorate e croccanti: i ciccioli bricioloni, chiamati anche sgrisolòn, graséi o sgrisulén in dialetto emiliano.
Una lavorazione apparentemente semplice ma che richiede grande esperienza: la cottura deve essere dolce e continua, altrimenti i ciccioli si bruciano o diventano duri.
Ancora oggi, in alcuni paesi del Modenese e del Piacentino, c’è chi li prepara nel paiolo di rame, girando a mano con un mestolo di legno e regolando il calore del fuoco con maestria. Il profumo che si sprigiona è irresistibile: un misto di tostato, affumicato e buono “di una volta”.
Come si fanno i ciccioli sbricioloni
Per ottenere ciccioli sbricioloni perfetti serve un taglio accurato dei pezzi di grasso, che devono includere cotenna e piccole parti di carne.
I pezzi si mettono a sciogliere lentamente nel paiolo, mescolando di continuo. Quando la parte magra e la cotenna diventano dorate e croccanti, i ciccioli vengono scolati dallo strutto (che si conserva come condimento) e fatti asciugare.
Infine, vengono leggermente pressati e sminuzzati a mano in pezzi irregolari, i famosi “bricioloni”.
Il risultato è un prodotto friabile e saporito, che si conserva per settimane, simbolo della cucina povera emiliana ma dal gusto pieno e deciso.
Come gustarli al meglio
I ciccioli sbricioloni, si gustano così come sono, croccanti e dorati, da sgranocchiare piacevolmente al naturale.
Il loro sapore pieno e tostato è reso ancora più armonioso dall’aroma dell’alloro, che spesso viene aggiunto in cottura per profumare e alleggerire la grassezza del maiale.
Si mangiano come stuzzichino rustico in osteria o durante le fiere paesane, ma anche come ingrediente “rinforzante” nelle zuppe di verdure o minestre di legumi, dove regalano profondità di gusto e un tocco energetico tipico della cucina contadina.
Nelle giornate fredde d’inverno, sono l’accompagnamento perfetto per un calice di Lambrusco o di Sangiovese, vini schietti e frizzanti che ne bilanciano la ricchezza e ne esaltano l’aroma tostato.
Il valore simbolico dei ciccioli: il gusto della comunità
Non sono solo un alimento, la preparazione dei ciccioli bricioloni è un rito collettivo. Racconta di quando il maiale era una risorsa essenziale e ogni parte veniva valorizzata con rispetto.
Quel profumo di grasso che sfrigola nella pentola è il profumo di un’Emilia autentica, conviviale, schietta, che si riconosce nei gesti semplici e nei sapori veri.
Oggi i ciccioli restano un simbolo gastronomico di un’epoca che resiste, fatto di mani esperte, tradizione e convivialità.
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