Crapiata di Matera: la zuppa lucana che racconta gratitudine e comunità

Ogni anno, quando l’estate comincia a rallentare e la terra ha restituito i suoi frutti, a Matera si celebra un rito antico che unisce sacro e quotidiano: la Crapiata di Matera, la zuppa di legumi e grano simbolo della cucina povera lucana. Non è solo un piatto: è un gesto collettivo, una festa del ringraziamento, un abbraccio tra chi coltiva, chi cucina e chi condivide.

La storia racconta che, terminata la trebbiatura, i contadini materani si ritrovavano nei cortili, accendendo grandi fuochi tra i Sassi di Matera. Ognuno portava qualcosa — un pugno di ceci, un mestolo di fagioli, un po’ di grano — e insieme, mescolando i doni della terra, cucinavano una zuppa che sapeva di vita semplice e di riconoscenza. Così nacque la Crapiata, che da secoli accompagna le genti della Basilicata come simbolo di condivisione, abbondanza e speranza.

La festa del raccolto nei Sassi di Matera

La Crapiata affonda le radici in un tempo in cui la povertà non era vergogna, ma condizione condivisa.
Dopo mesi di lavoro nei campi, la “festa del ringraziamento” segnava un momento di pausa e di gratitudine. Nei quartieri antichi, tra le case scavate nella roccia, la comunità si riuniva per cucinare in grandi caldaie di rame.

Non c’erano differenze sociali, né ricette precise. C’era solo la generosità. Chi aveva i legumi li portava, chi possedeva un po’ di grano lo aggiungeva, chi coltivava cipolle o patate le spezzava in pezzi grandi, “perché nessuno restasse senza sapore”.

Il risultato era una zuppa densa, cremosa e profumata, capace di sfamare tutti. Un piatto che oggi, più che mai, rappresenta l’anima della cucina lucana: semplice, sincera, ma straordinariamente ricca di sapori e valori.

Crapiata di Matera: il piatto che nasce dalla gratitudine contadina

Il nome “Crapiata” deriva probabilmente dal latino crapa, “capra”, animale simbolo di rusticità e vita agreste. Nata come piatto “povero”, è diventata nel tempo un manifesto della cultura gastronomica materana, al punto da essere celebrata ogni anno con la Sagra della Crapiata, il primo agosto, tra i Sassi patrimonio UNESCO.

Oggi come allora, il paese si riempie di profumi di erbe e legumi. Le donne mescolano nei tegami, gli uomini suonano le zampogne, i bambini corrono tra le tavole imbandite. E ogni scodella di zuppa diventa un gesto di memoria e di appartenenza. Perché la Crapiata di Matera non si mangia soltanto: si vive.

Ingredienti della memoria: grano, legumi e pazienza

A rendere unica questa zuppa è la sua semplicità. Gli ingredienti sono quelli che la terra lucana dona con generosità: grano, ceci, fagioli di Sarconi, cicerchie, fave, lenticchie, piselli e patate.
A completare il tutto, olio extravergine lucano, alloro e il tocco inconfondibile del peperone crusco di Senise, croccante e aromatico.

Ogni ingrediente ha un significato:

  • il grano rappresenta il raccolto, la vita che si rinnova;
  • i legumi sono la ricchezza dei poveri, nutrimento e proteina;
  • l’olio d’oliva è il frutto del sacrificio, della pazienza e della cura.

La Crapiata di Matera è una ricetta senza sprechi, nata per usare tutto ciò che si aveva. È un inno alla cucina contadina e alla sostenibilità ante litteram.

Ricetta della crapiata di Matera

Capriata di Matera
Crapiata di Matera

Dosi per 4 persone

  • 240 g di legumi misti: ceci, cicerchie, lenticchie, piselli, fave, fagioli borlotti e cannellini
  • 100 g di grano
  • 2 patate medie pelate
  • 1 peperone crusco
  • Alcune foglie di alloro
  • Olio extravergine di oliva lucano
  • Sale q.b.

Procedimento

  1. Ammollo: metti in ammollo legumi e grano per una notte in abbondante acqua fredda.
  2. Cottura lenta: al mattino, trasferisci tutto in una pentola capiente (meglio se di terracotta) e copri d’acqua. Cuoci a fuoco dolce per un’ora e mezza.
  3. Verdure e aromi: aggiungi le patate tagliate a fette spesse, l’alloro e un peperone crusco sbriciolato. Sala e prosegui per altri 30 minuti.
  4. Riposo: a cottura ultimata, lascia riposare la zuppa per qualche minuto, poi servi fumante con un filo di olio extravergine d’oliva e, se vuoi, un tocco di pane tostato.

Il segreto? La pazienza.
Come tutti i piatti della cucina lucana, anche la crapiata ha bisogno di tempo: deve “riposare” per amalgamare i sapori e trasformarsi in un abbraccio caldo e vellutato.

La filosofia della cucina povera lucana

La cucina lucana non nasce per stupire, ma per raccontare. È fatta di ingredienti semplici, di mani esperte e di gesti lenti. Ogni piatto è una lezione di equilibrio: tra fatica e gratitudine, tra terra e fuoco, tra passato e presente.

La crapiata di Matera rappresenta perfettamente questa filosofia. È un piatto che nasce dall’umiltà e diventa simbolo di abbondanza. Nel suo profumo si sente la campagna, nei suoi colori si leggono i campi maturi e le colline dorate. E in ogni mestolo di zuppa, c’è la consapevolezza che la vera ricchezza non è ciò che possiedi, ma ciò che condividi.

Dalla tradizione alla cucina consapevole

Oggi la crapiata è diventata anche un simbolo di cucina naturale e vegana, apprezzata da chi cerca un piatto sano e completo senza rinunciare al gusto.
Ricca di fibre, proteine vegetali e minerali, è l’esempio perfetto di come la cucina povera possa essere attuale e nutriente.

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Dove gustare la crapiata: l’anima di Matera tra i Sassi e il fuoco lento

Chi vuole assaporare la Crapiata di Matera nel suo contesto più autentico deve perdersi tra i vicoli dei Sassi.
Ogni anno, il 1° agosto, il centro storico si riempie di musica, profumi e sorrisi per la Sagra della Crapiata, quando le piazze diventano grandi cucine all’aperto.

Le osterie e le trattorie di Matera — da quelle più rustiche a quelle stellate — propongono la zuppa nelle versioni più varie, sempre nel rispetto della tradizione.
Da “Trattoria Lucana” a “L’Abbondanza Lucana”, fino alle locande di campagna intorno al Parco della Murgia, la crapiata è un piatto che racconta la Basilicata in ogni cucchiaiata.

“Non è solo una zuppa, è un atto di amore verso la terra, un rito che rinnova ogni anno il legame tra l’uomo e la sua storia.”

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Info autore
Ciro Cristian Panzella
Sono Ciro Cristian Panzella, chef e autore di Ricette Gourmet. Da oltre trent’anni lavoro nella ristorazione tra cucine e progetti nati da zero. Su RicetteGourmet racconto l’Italia attraverso prodotti tipici, tradizione e creatività.