Il Raperonzolo, chiamato anche Raponzal, è un’erba spontanea della tradizione contadina emiliana, oggi riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Il nome botanico è Campanula rapunculus, una pianta erbacea che si distingue per la radice bianca e carnosa e per le foglioline verdi e tenere. Un tempo era raccolta nei campi e negli orti come alimento povero ma prezioso, oggi è diventata una piccola eccellenza che racconta la storia della cucina semplice e genuina dell’Emilia Romagna.
Origini e caratteristiche
Il raperonzolo cresce spontaneamente nei prati e nei terreni incolti, soprattutto nelle zone collinari e appenniniche dell’Emilia Romagna. La radice ha un sapore delicato e leggermente dolce, mentre le foglie offrono una nota amarognola piacevole, simile alla cicoria. Era molto apprezzato in passato perché forniva un nutrimento fresco e ricco di vitamine nei mesi primaverili.
Utilizzi in cucina
Il raperonzolo si consuma sia crudo sia cotto:
- Radici crude: tagliate a fettine sottili, condite con olio extravergine d’oliva e sale, spesso abbinate ad altre erbe di campo.
- Foglie: lessate e saltate in padella, diventano un ottimo contorno rustico, da servire con uova, salumi o piatti di carne.
- Zuppe contadine: un ingrediente tradizionale per minestre semplici e nutrienti.
Il suo gusto fresco e leggermente amarognolo lo rende perfetto nelle insalata primaverile, o per zuppe e minestre.
Valore culturale
Il raperonzolo è considerato un simbolo della cucina povera ma sapiente dell’Emilia Romagna. Proprio perché cresce spontaneamente, rappresenta il legame tra uomo e natura, un tempo indispensabile per l’alimentazione quotidiana delle famiglie contadine. La sua tutela come PAT vuole salvaguardarne la memoria e riportare in tavola una tradizione quasi dimenticata.
Puoi trovare il raperonzolo fresco nei mercati contadini delle zone appenniniche o in aziende agricole locali. Per chi ama provare sapori autentici, è un piccolo tesoro della biodiversità italiana
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